Italia – un monumento di strada dedicato agli ebrei vittime del nazismo
e del fascismo.

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2022. Roma di Giuseppe Bottai, 1936-43. Mayor Francesco Rutelli, Rome & ‘Largo Bottai’: An attempt to construct a common Italian history, 1995; in: NYT (07/09/1995), l’Unita (09/09/1995), La Repubblica (13-19/09/1995) & John Dickie; in: Patterns of Prejudice, 31:2 (1997): 7-14.

1). ROME – Plan to Rename Street for Fascist Ignites a Controversy in Rome. THE NEW YORK TIMES (7 Sept. 1995): A5.

A proposal by Rome’s Mayor to name a street for the Mussolini-era Government minister who ordered Jews ejected from Italy’s education system has rekindled an impassioned debate about the country’s Fascist past.

RARA 2022. Giuseppe Bottai, 1936-43. Mayor Francesco Rutelli & 'Largo Bottai’: An attempt to construct a common Italian history, 1995; in: NYT (07/09/1995), l'Unita (09/09/1995), La Rep. (13-19/09/1995)
Foto 1: Roma – No dei partigiani a Rutelli – Contesto per la strada a Bottai; in: l’Unita (09/09/1995): 8.

The proposal to name a street for Giuseppe Bottai, who helped found Fascism in 1919 and served as Minister of National Education from 1936 to 1943, came from Mayor Francesco Rutelli, a former Communist who was elected three years ago as a Green Party candidate.

Mr. Rutelli defends the idea as a step to reconcile Italians and re-evaluate the contribution of figures like Mr. Bottai, who was also Mayor of Rome.


S.v.,

— John Dickie, ‘Largo Bottai’: An attempt to construct a common Italian history. Patterns of Prejudice, 31:2 (1997): 7-14 [in PDF].


The far-right National Alliance, the party that traces its roots to Fascism, immediately welcomed the idea, as did the Vatican newspaper, L’Osservatore Romano, which criticized opponents for their “ignorance” of Mr. Bottai’s contribution to Italian culture. He was editor of several cultural journals and as Mayor was responsible for important archeological excavations.

Others have bitterly attacked the proposal.

RARA 2022. Giuseppe Bottai, 1936-43. Mayor Francesco Rutelli & 'Largo Bottai’: An attempt to construct a common Italian history, 1995; in: NYT (07/09/1995), l'Unita (09/09/1995), La Rep. (13-19/09/1995)
Roma – Adolf Hitler e Giuseppe Bottai, in visita alle rovine del Colosseo, guidati da Ranuccio Bianchi Bandinelli all’inizio di maggio 1938.

The leftist daily La Repubblica, calling Mr. Bottai “one of the most zealous promoters of the racial campaign,” accused him of having helped to enlist Italy in Nazi Germany’s anti-Jewish crusade. Other newspapers depicted him as a vicious anti-Semite.

Gabriele Turi, a writer on the period, recalled that as education minister Mr. Bottai had begun accumulating lists of Jewish teachers and students even before the Fascist Government formally enacted its racial laws in 1938.

Italy’s Jewish community bitterly opposed honoring him.

Tullia Zevi, the Jewish community president, called Mr. Bottai “one of the most detestable promoters of the total expulsion of Jews from the education world,” and said that naming a street for him would open a “revisionist Pandora’s box.”

Since Mussolini’s fall in 1943, anti-Fascism has been a kind of national creed in Italy, extolled, institutionalized and at times politically exploited. Only recently — especially since last year, when the neo-Fascist National Alliance entered the Government for the first time since World War II — has anyone argued that it is obsolete.

In 1992, Mr. Rutelli won a hard-fought mayoralty race against the popular leader of National Alliance, Gianfranco Fini. Critics of Mr. Rutelli have attacked the idea of honoring Mr. Bottai, who died in 1959, as political expedience.

Fascist Italy’s campaign against the Jews began in July 1938 under pressure from Nazi Germany with the publication of a “Manifesto of Fascist Racism.” Later that year, a law went into effect, signed by Mr. Bottai, that banned Jewish students and teachers from the school system.

Fonte / source:
— NYT (7 Sept. 1995): A5.
https://www.nytimes.com/1995/09/07/world/plan-to-rename-street-for-fascist-ignites-a-controversy-in-rome.html

RARA 2022. Giuseppe Bottai, 1936-43. Mayor Francesco Rutelli & 'Largo Bottai’: An attempt to construct a common Italian history, 1995; in: NYT (07/09/1995), l'Unita (09/09/1995), La Rep. (13-19/09/1995)
Foto 2: Roma – No dei partigiani a Rutelli – Contesto per la strada a Bottai; in: l’Unita (09/09/1995): 8.

2). ROMA – AVRA’ LARGO BOTTAI RUTELLI NELLA BUFERA. La Repubblica (13/09/1995).

ROMA – Roma avrà una via Giuseppe Bottai. Anzi, sarà un largo Giuseppe Bottai, dentro villa Borghese, di fronte alla Galleria d’ arte moderna, a Valle Giulia, teatro di battaglia fra polizia e studenti nel ‘ 68. Francesco Rutelli, sindaco eletto dai progressisti, non ha cambiato idea, nonostante le polemiche. Ieri la decisione che ha attraversato come una scarica elettrica la comunità ebraica della capitale. In due ore travagliate, con 10 voti a favore, 4 contrari e uno favorevole con riserva, la commissione toponomastica ha dato il via libera alla prima targa stradale dedicata a un gerarca fascista. Mentre la riunione era in corso protestavano in Campidoglio le associazioni di ex deportati e perseguitati politici antifascisti, esprimendo “disapprovazione e sconcerto”. Ma Rutelli rimane convinto della sua scelta: “Credo che questo sia un gesto importante, conciliatorio e di riconoscimento storico. Bottai ha combattuto contro i nazisti. Roma, in questo secolo che sta finendo, deve riconoscere che anche qualcuno che ha avuto responsabilità nel fascismo ha realizzato qualcosa di rilevante per la città. Senza assolverlo per quello che ha fatto, Roma riconosce questa parte di storia che gli appartiene”. “Una decisione infame e ‘ revisionista’ – commenta Riccardo Pacifici, consigliere della comunità ebraica di Roma – Una decisione che offende gli ebrei, che per colpa del ‘ signor’ Bottai furono espulsi da tutte le scuole d’ Italia”. Bottai governatore di Roma, Bottai intellettuale, progettista dell’ Eur, organizzatore della quadriennale, Bottai nemico, infine, del regime; Bottai ministro dell’ Educazione, solerte esecutore delle leggi razziali. Intitolargli una strada? Elio Toaff, rabbino capo vuol mantenersi sereno: “Noi ebrei sappiamo chi era. Dopo 50 anni le nuove generazioni probabilmente no. Cosa devo aggiungere? Non do gran peso a questa decisione”. Non si può dire lo stesso per Fernando Liuzzi, nipote di quel Fernando Liuzzi, cattedratico e studioso epurato dall’ università, morto d’ infarto nel 1940. Lui non la pensa così: “Per unire la città ci vogliono emozioni positive. Questa scelta, invece, provoca un’ emozione negativa, divide, non unisce. Spero che la giunta non la ratifichi”. “Quello della giunta sarà solo un adempimento formale”, avverte Rutelli che, contemporaneamente, ribadisce i suoi “cromosomi antirazzisti” (“mia madre e mio nonno rischiarono la vita per tenere un ragazzo ebreo in casa durante l’ occupazione”). Così nessuno potrà pretendere di togliere dalla toponomastica via Togliatti. A questo proposito, proprio ieri, sempre la stessa commissione ha deciso che ad Ugo La Malfa, ‘ sfrattato’ da una piazza all’ Aventino, verrà affidato il prolungamento di via Togliatti, ancora tutto da costruire. Mentre il tratto già pronto per l’ inaugurazione porterà il nome di Sandro Pertini. Restano “in riserva”, come si dice in gergo tecnico, Giuseppe Saragat, Antonio Segni, Giovanni Gronchi, Giovanni Paolo I, Italo Calvino. Bottai ha avuto la precedenza e il figlio Bruno, ambasciatore presso la Santa Sede, esprime la sua “soddisfazione personale”, mista all’ “amarezza” per la doppia lettura della figura del padre, “condannato a morte per il suo voto del 25 luglio del ‘ 43 al Gran Consiglio”. La destra, spina nel fianco della giunta Rutelli, approva (fa eccezione Pino Rauti che, pur valutando “intelligente” l’ iniziativa del sindaco, considera Bottai “un traditore”). Marcello Veneziani plaude alla “pacificazione”. Giano Accame, in buoni rapporti con il sindaco e non estraneo alla scelta, sottolinea come Bottai venga digerito male anche nel suo ambiente, un personaggio “complesso”, come lo sono la storia e la vita. “Rutelli da questo momento non è più il sindaco di Roma”, gridano i comunisti unitari romani. Massimo Cacciari assiste dalla laguna al divampare delle passioni e liquida: “Il problema mi sembra insignificante, la scelta comprensibile, ragionevole”. Passato e presente. Rutelli sa di attraversare un campo minato ma ha deciso di dichiarare guerra alla damnatio memoriae. Nelle intenzioni del sindaco, si chiude una fase. Con un accorgimento: “Nessun romano potrà abitare a Largo Bottai”, spiega Rutelli. Già, non ci sono case, né numeri civici.

Fonte / source:
— La Repubblica (13/09/1995).
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/09/13/roma-avra-largo-bottai-rutelli-nella-bufera.html

RARA 2022. Giuseppe Bottai, 1936-43. Mayor Francesco Rutelli & 'Largo Bottai’: An attempt to construct a common Italian history, 1995; in: NYT (07/09/1995), l'Unita (09/09/1995), La Rep. (13-19/09/1995)
Roma – Adolf Hitler e Giuseppe Bottai, in visita alle rovine del Colosseo, guidati da Ranuccio Bianchi Bandinelli all’inizio di maggio 1938.

3). ROMA – E ALLA FINE RUTELLI CEDE SU VIA BOTTAI. La Repubblica (19/09/1995).

ROMA – Francesco Rutelli ci ripensa. Non è ancora il momento di dedicare una via al gerarca Bottai. Lui ritiene di aver avuto un’ idea lungimirante, di aver guardato avanti, oltre “l’ anticonformismo facile”, oltre il Duemila, ma le comunità ebraiche, e non solo loro, non hanno dimostrato di apprezzare. E allora il sindaco di Roma fa un passo indietro, non annulla ma congela la sua iniziativa. Niente targa per Giuseppe Bottai. La decisione è rinviata a tempi migliori, “quando il clima sarà più sereno”, quando “l’ opposizione irriducibile” delle vittime delle leggi razziali fasciste e dei lager non sarà più tale, quando non ci sarà più il rischio che qualcuno, appena fissato il marmo “pacificatore” a Villa Borghese, vada là e lo spacchi (ipotesi già prospettata al primo cittadino). A pochi minuti da un consiglio comunale che si preannuncia caldissimo e scomodo – il Pds ha pronto un documento critico nei confronti del sindaco progressista – ecco Rutelli convocare una conferenza stampa, disinnescare abilmente la grana. Con lui il figlio di Bottai, ambasciatore italiano presso la Santa Sede e membro del Comitato per il Giubileo di Roma, e Guido di Veroli, presidente dell’ Associazione ebraica Bené Berith. Esibiscono una nota congiunta: è “saggio e utile” lasciar perdere. Intanto, si organizzi il convegno sulla figura di Bottai a fine anno, quello sì non dà fastidio a nessuno. Il Pds tira un “sospiro di sollievo” (parole di Pietro Barrera, capo di gabinetto), i radicali fiutano ironici “la marcia indietro”, gli ebrei plaudono “alla saggezza”, la destra “deplora”. Lui, Rutelli, difende il punto. E accenna ai sondaggi che gli daranno ragione. Sconfitta o vittoria? “Né l’ una né l’ altra. Non è una vittoria intitolare una strada a Bottai ma non è una sconfitta far trascorrere altro tempo perché chi soffre ancora riconquisti serenità”. Da più parti, a sinistra, si è levato alto un interrogativo: chi glielo ha fatto fare, Rutelli? “Era semplicemente giusto farlo. Alla fine del secolo non si volta pagina senza guardare indietro. Io non ho mai detto che Bottai vada assolto, né volevo beatificarlo. Ma ricordarlo questo sì, la sua vita non finisce nel ‘ 43, continua anche dopo, quando prende le armi contro i nazisti. E poi vogliamo continuare a ragionare in maniera schematica, bianco e nero? Allora togliamo le strade, che già ci sono, intestate a Giovanni Gentile, a Lenin, a padre Reginaldo Giuliani, che collaborava con la rivista ‘ La Difesa della razza’ . Ma siamo pazzi? E Arafat allora? E’ o non è oggi il protagonista della pace? No, io sono convinto che questa cosa andava fatta proprio da uno come me, democratico e antifascista. Alcuni mi hanno detto: ‘ Lascia che moriamo. Dopo l’ oblìo, sarà facile andare oltre’ . Niente mi ha trovato meno d’ accordo. La responsabilità di avviare questo processo me la sono assunta adesso, insieme con la giunta”. Suscitando un vespaio. Michele Serra che scrive: ‘ Ripensaci’ . Elle Kappa che disegna una vignetta al vetriolo (‘ Più conosci Bottai, più detesti Rutelli’ ), l’ architetto Bruno Zevi, ora pentito, che le dà dell’ ebete, Vittorio Foa che le scrive una lettera aperta… “La sinistra non c’ entra nulla con la mia decisione di rinviare. Hanno detto tante cazzate, sono stato insultato anche in maniera becera, e ho ricevuto inviti affettuosi come quelli di Foa e Serra. Tutto ciò fa parte del dibattito, sapevo che sarei andato incontro a incomprensioni, di battaglie ne ho fatte tante, questa è durissima ma giusta. Le associazioni ebraiche non hanno la stessa opinione, non possono fare a meno di ricordare. Bottai si dissociò dal regime ma ha pur sempre legato il suo nome alle leggi razziali. “Infatti, l’ unica cosa che ha pesato nelle mie valutazioni è stata l’ opinione delle vittime, l’ incontro di domenica sera con il comitato direttivo del Bené Berith, l’ associazione di tutela dei diritti umani e del popolo ebraico. Ho capito che stavano vivendo la strada a Bottai come un atto di violenza nei loro confronti. Ho parlato anche con il mio medico personale, ebreo, cui mi lega un grande affetto. Sarebbe stato un grande errore trasformare un proposito meditato e sereno, tollerante e non violento, nel suo contrario. Chi ha subito l’ onta del Ventesimo Secolo ha diritto all’ ultima parola. Avevo il dovere morale di sospendere la mia azione”. Giampaolo Pansa l’ aveva previsto: Cicciobello, il soprannome che alcuni le danno, non è ‘ fesso’ , aveva detto, ci ripenserà. “C’ è molta gente che non mi conosce. Faccio un lavoro di squadra ma ho anche idee ferme. La decisione resta, è rinviata la sua attuazione. Se pensano che abbia tirato fuori Bottai per ottenere un facile consenso si sbagliano. Bottai non ha amici, neanche a destra”. Ancor di più un suicidio riesumarlo. O no? “No, perché sono convinto che la maggioranza dei cittadini è d’ accordo, o sarà d’ accordo con me. Ci sono i risultati di alcune indagini motivazionali svolte in Italia, Inghilterra e Germania che rivelano la percezione meno nitida che le nuove generazioni hanno del fascismo. Prevale un orientamento pragmatico. I giovani di sinistra sono più preoccupati dei dittatori che potrebbero arrivare, in forme diverse dal passato, che non di figure già esistite”. Morale: Rutelli ritiene che il dibattito lascerà tracce “feconde”. Però è bene “lavorare per un clima diverso, quando emergono posizioni radicali che addirittura preannunciano la rottura della targa…”. Una frase che non piacerà alla pur pacificata comunità ebraica di Roma. Claudio Fano, il presidente, preciserà a sera: “Non mi risultano minacce. Comunque distruggere una targa non è violenza fisica. Violenza è dare un largo a Bottai in una città che è medaglia d’ oro per la Resistenza”. I nervi sono scoperti, le parole pesano. Accanto a Rutelli, mantiene il sorriso Guido Di Veroli, ma non altrettanto l’ ambasciatore Bottai che distingue le leggi razziali applicate da suo padre, da quelle di “sterminio” volute dai nazisti (il sindaco, sul tema, preferisce rimandare agli storici). Perde l’ aplomb Bruno Bottai, in particolare con una giornalista dell’ Unità, di fronte alla contestazione nei confronti del padre, “a quest’ episodio ridicolo, a questo piccolo boicottaggio”, di fronte alle “stronzaggini” che hanno scritto, ai presunti collegamenti fra la strada intestata e la sua presenza nel comitato per il Giubileo. Per Bottai junior è “ridicola la condanna totale del fascismo, così come la condanna totale della prima Repubblica”. Eppure, il consiglio comunale dedica a questa “ridicola” vicenda la sua seduta pomeridiana. Con qualche tensione. C’ è chi, a destra, rimprovera il sindaco di aver parlato prima con la stampa poi con i consiglieri; chi vorrebbe un dibattito senza interruzioni (Rutelli a metà pomeriggio deve occuparsi delle Olimpiadi del 2004 e si assenta); chi, fra il pubblico, attira l’ attenzione con una targa di marmo dedicata alle vittime del razzismo. Ma la protesta si stinge. Pericolo scampato, annuncia Armando Cossutta: “Pensare che ero pronto a denunciare Rutelli per apologia del fascismo”.

Fonte / source:
— La Repubblica (19/09/1995).
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1995/09/19/alla-fine-rutelli-cede-su-via.html