Foto: Prof. Andrea Carandini, “IMAGO URBIS – Lazio, Roma e Suburbio,” SAPIENZA UNIVERSITA`, ARCUS S.p.a., &
Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (2014-15).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2021. Andrea Carandini, “Un museo per narrare Roma.” Corriere Della Sera (22/08/2021). Che fine ha fatto il Louvre dei Fori Imperiali?; in: A. Carandini, La Repubblica (03/12/1999). S.v., Roberto Gualtieri; in: ROMA TODAY (23/08/2021); Virginia Raggi; in: IL Messaggero (24/08/2021).

1). ROMA – ANDREA CARANDINI, “Un museo per narrare Roma. Sfruttiamo le risorse multimediali.” Corriere Della Sera (22/08/2021).

«Manca un’istituzione sulla storia e la vita dell’Urbe». Andrea Carandini si inserisce nel dibattito sul patrimonio museale della Capitale, rilanciato da Carlo Calenda.

arlare di cultura a Roma, dopo tanta oscurità, è sorprendente. Dura sorte è stata per una città passare da capitale di una civiltà e di un impero antichi, allo staterello della Chiesa, alla capitale di una Nazione da poco nata. Non si può trasformare Roma in una capitale di uno Stato formatosi nel Medioevo, che è la sorte di Londra e Parigi. Non si possono rappresentare troppe funzioni una dopo l’altra: solo ad attori strepitosi è dato recitare parti diverse in commedia. L’ultima parte sostenuta — come capitale — è quella che la città ha retto meno bene. Credo che Roma interessi al Pianeta soprattutto come epicentro della civiltà occidentale dall’VIII secolo a.C. al XVII (quando è gravitata nelle città di Oltralpe) e come fulcro del cristianesimo cattolico nel quale da Nerone sono stati martirizzati Pietro e Paolo.

Se Roma non ce l’ha fatta a rappresentare bene l’Italia è perché per troppi secoli è stata centro di gravità di universalismi opposti, eppure figlio uno dell’altro, per cui l’abito di capitale di uno Stato nato nel XIX secolo — il secolo liberale e borghese — le andava stretto. Infatti a Roma una borghesia industriale è stata eccezione tra popolino, preti, burocrati, aristocratici e generone. Ma la brace di una vocazione culturale universale a Roma è ancora accesa e starebbe nel raccontare al Globo come è nata e si è svolta la civiltà occidentale per due millenni e mezzo, parte ormai della storia del mondo.

La storia neppure Dio è in grado di riscriverla. Non è dunque questione di rabberciare in qualche modo a Roma un museo del Louvre, fondendo musei diversi dalla tradizione insigne, tra Rinascimento e unità d’Italia, certamente migliorabili nella valorizzazione e nella gestione, ma non spostabili, smembrabili o mischiabili. L’Italia ha avuto la debolezza originaria di riconoscere a Roma, oltre le soprintendenze dello Stato, la sovrintendenza del Comune — di origine papale — per cui il patrimonio monumentale della città è stato diviso (il tempio di Roma e Venere, a due celle, è stato scisso, così il Foro di Cesare da quello Romano, eccetera), eppure troppo arduo sarebbe rovesciare tali scempiaggini.

A questo proposito il ministro Dario Franceschini e il sindaco Ignazio Marino hanno istituito nel 2014 una commissione che avrebbe dovuto proporre un organismo per gestire unitariamente il patrimonio monumentale e museale della città, sogno mandato in fumo dall’attuale sindaca Virginia Raggi e da un improvvido assessore, ma il progetto va al più presto ripreso, ricomponendo il parco statale del Colosseo con quello comunale dei Fori imperiali (deludenti nell’ultimo assetto per voler tutto mostrare, comprese le cantine cinquecentesche, mentre è il tempio di Traiano, per troppo tempo negato, che andrebbe indagato sotto la Provincia, da collegare poi all’Athenæum rinvenuto a piazza Venezia). Il patrimonio culturale romano — statale, comunale, della Chiesa e dei privati — va pertanto soprattutto concertato — superando i vari potentati per servire l’interesse generale — e integrato di quanto più manca: la ricomposizione dei contesti urbani, regione per regione, periodo per periodo, in modo che la storia della città diventi seriamente e agevolmente comprensibile a tutti. Quanto mi piacerebbe vedere in un museo la vita come l’hanno descritta Cicerone e Frontone a Roma, Saint-Simon e Balzac in Francia, Boswell e Johnson in Gran Bretagna, prima dell’egemonia dell’arte per l’arte!

Bella è stata questa romantica idea dell’arte, senonché schiere di statue e sequele di quadri mai giungono a raccontare una città con le sue istituzioni, architetture, arredi, forme e mezzi di vita: la comédie humaine! Un museo storico di Roma, almeno antica e alto-medievale, ma poi anche anche tardo-medievale e moderna (fino alla pianta di Giovan Battista Nolli che per prima è tornata alla precisione della forma urbis di Settimio Severo dopo un millennio e mezzo) manca del tutto a Roma come altrove in Italia. Si era pensato di porlo in un edificio tra Santa Maria in Cosmedin e il Circo Massimo: ottima idea di Walter Veltroni, che ho molto sostenuto, andata in fumo. Poi Ernesto Galli della Loggia e io abbiamo immaginato, su questo giornale, un museo della storia d’Italia, analogo a quello della storia della Germania voluto da Helmut Kohl a Berlino, da porre nel palazzo del Quirinale, dalle sconfinate e vaste stanze e cantine sottoutilizzate: altra idea lasciata cadere e invece da ripescare.

Nel frattempo l’idea del museo della storia di Roma è andata trasformandosi. Non è più questione di accumulare e ricombinare oggetti belli tratti da altri musei, quanto di usare a pieno l’informatica e la multimedialità, sole capaci di risuscitare paesaggi urbani e rurali del passato, con pochi inserimenti di oggetti significativi, tratti soprattutto dai depositi (come i frammenti della forma urbis severiana!). Bene ha fatto il candidato sindaco Carlo Calenda a riprendere questa idea, immaginandola ora nel palazzo del Comune, se non fosse che l’ha inserita in un progetto antistorico, che dissolverebbe i Musei Capitolini e dei Conservatori proprio mentre si propone di salvare la storia perduta della città. Con materiali collezionistici, utili per la storia dell’arte antica, non si perviene a un museo della vita sacrale, politica e privata dell’urbe.

Bravo è Roberto Gualtieri nel suo convincente programma. Vuole risuscitare il museo della città accanto al Circo Massimo (ex pastificio Pantanella), unendolo a quello della Civiltà romana e dotandolo di un centro per aggiornare le conoscenze su Roma non per punti ma per insiemi: le scoperte sono continue ma vanno ricomposte, possibilmente ricollegando Roma al suburbio e al Lazio: affascinanti e tralasciatissimi. Perfettamente vi s’inserisce il centro di un «policlinico» del paesaggio e del patrimonio culturale, immaginato da Gualtieri: una struttura integrata di soprintendenze, parchi, musei, università e terzo settore per missione competente. A proposito di quest’ultimo il sindaco Marino aveva chiesto al Fai di gestire il Teatro di Marcello: il Fondo aveva raccolto sette milioni, restituiti poi allo sponsor per la paralizzante svogliatezza della Soprintendenza comunale (che poi nulla ha fatto per quel luogo); qualcosa di analogo è avvenuto anche per la villa di Massenzio. Non mancano tuttavia a Roma altre sedi da recuperare alla vita, come Villa Rivaldi, posta in cima al monte Velia, dove hanno abitato il re Tullo Ostilio e i prefetti urbani dell’antica Roma. Ma le resistenze dell’antiquaria per l’antiquaria e dell’arte per l’arte non sono da sottovalutare. L’archeologia, quella vera, altro vuole: l’holon, cioè l’intero.

Va aggiunto che anche al Colosseo si potrebbe raccontare la storia di Roma, se dall’arena ricostruita in legno — per rispettare la pittura vedutistica precedente i recenti sterri della scena sotterranea — potesse sorgere di sera uno schermo sul quale rievocare la storia della città davanti a visitatori seduti su cuscini ai margini del pavimento stesso.
Sogni? No, speranza di un futuro degno del lascito.

Fonte / source:
— Corriere Della Sera (22/08/2021).
https://www.corriere.it/cultura/21_agosto_23/museo-narrare-roma-sfruttiamo-risorse-multimediali-b5c75940-0438-11ec-aac8-7fb5454b9ae0.shtml

RARA 2021. Andrea Carandini, "Un museo per narrare Roma." CDS (22/08/2021). Che fine ha fatto il Louvre dei Fori Imperiali?; in: A. Carandini, La Rep. (03/12/1999). S.v.,  R.  Gualtieri; in: ROMA TODAY (23/08/2021); V. Raggi; in: Il Mess. (24/08/2021).
Foto: A. Carandini, La Repubblica (03/12/1999).

2). ROMA – ANDREA CARANDINI & Un Louvre dei Fori imperiali ecco il nuovo museo di Roma. A. Carandini, La Repubblica (03/12/1999).

UN LOUVRE dei Fori, un nuovo museo per contenere l’ archivio degli scavi in corso in questi mesi, ma anche un grande centro informativo con vista sulla basilica di Massenzio, realizzato al di sotto della terrazza Rivaldi, là dov’ era la collina Velia, demolita per far correre la strada fascista: “è un’ idea balsana di Andrea Carandini”, ride il medesimo alla fine di una lunga chiacchierata nella sua casa sul Quirinale. L’ idea dell’ archeologo, tra i maggiori esperti di Roma antica, è il termine futuribile, come spiega ancora, che potrà realizzarsi solo dopo che molto altro sarà realtà. Professor Carandini, ai Fori come sta andando? “Ottimamente, nell’ insieme. Io ogni tanto faccio un giro e poi mando dei promemoria per contribuire a che gli scavi procedano in modo corretto”. Dal punto di vista stratigrafico, la situazione tra Foro della Pace, di Cesare e Traiano è particolarmente complessa? “Dipende dai momenti, dalle fasi di scavo. All’ inizio, un anno fa, non c’ erano difficoltà, ora sono emerse alcune situazioni complicate com’ è per la bottega del boccalaio. Poi è stata ritrovata la chiesa di Sant’ Urbano che va preservata”. A lavori conclusi si vedrà perciò un mix tra strati archeologici diversi? “Io sono contrario a una “drammatizzazione diacronica”: è necessario trovare una forma equilibrata lasciando la precedenza alla fase romana”. Dove si presenta la mescolanza di epoche più evidente? “Nel Foro di Traiano, direi. Là dove si sta cercando un passaggio per il foro di Augusto: quello è un punto dove ci saranno grosse sorprese topografiche tra poche settimane. Capiremo com’ era la piazza”. E al Tempio della Pace? “Qui sono emerse le aiuole della Forma Urbis, probabilmente un rifacimento di età adrianea: ora è chiaro che si trattava di una piazza a giardino, data l’ assenza di pavimentazione, forse con fontane monumentali. Ma è la parte del Foro della Pace che mi preoccupa”. Perchè? “Siamo in attesa di una perizia che ci farà sapere se sarà possibile scavare senza rischi per la statica della basilica di Massenzio. Mi preoccupa anche il fatto che a largo Romolo e Remo c’ è soltanto un piccolo scavo e anche una gru, ma non si può andare più a fondo finchè si mantiene in quel punto l’ ingresso al Foro romano. Io spero che i soprintendenti La Rocca e La Regina trovino un’ alternativa, non so, delle passerelle per l’ accesso. Altrimenti l’ unificazione tra i Fori non si compie davvero”. Si parla già di una fase ulteriore di scavi, dopo il Duemila. Cosa può dirci? “Che i soldi sono già disponibili. E si dovrà cercare la città precedente l’ epoca imperiale, realizzare piccoli sondaggi al Foro di Traiano, dov’ era la “sella” abbattuta per realizzare la piazza, e di cui parla la colonna stessa. è indispensabile anche scavare la “punta” dei giardinetti del Muoz, dove oggi sono le baracche del Foro di Traiano e, dall’ altro lato, quelle del Foro di Cesare e la collina Velia, sotto la terrazza Rivaldi così importante e sconosciuta”. Ma perchè la Velia è importante? “è un colle di Roma sconosciuto, in antico secondo solo al Palatino, sul quale nella Roma primordiale viveva la popolazione dei velienses: questo monte custodisce i segreti della Roma delle origini. Oggi corrisponde alla parte sotto la terrazza Rivaldi. Come una talpa io vorrei scavare lì sotto”. Per farne? “Per vedere cosa contiene quella zona vergine. E poi trasformarla in qualcosa di analogo al Louvre che contiene il museo di se stesso, con un centro di accoglienza e informazione, complementare alla Tor de’ Conti e al Palazzo Rivaldi, in cui saranno allestite le statue e altre cose, insomma un vero archivio di questi scavi che dovrebbe contenere anche un grande plastico, tutto da realizzare, sulla Roma del Cinquecento oltre a una documentazione sulla cultura materiale e architettonica della zona. Alla Nuova Velia si potrebbe accedere da palazzo Rivaldi con un ascensore e uscire su via dei Fori, giusto di fronte alla basilica di Massenzio. Immagino uno spazio firmato da un grande architetto, dopo un concorso internazionale, un luogo funzionale, vicino alla nuova metropolitana che passerà sotto via dei Fori. Un’ attrazione mondiale”. Una finestra sul futuro… “E soltanto allora avrà senso occuparsi della strada che ora è oggetto di un processo di trasformazione. Alla fine si capirà qual è il suo destino”. Altre notazioni a margine? “è fondamentale far sparire il parcheggio che soffoca la colonna Traiana. Sono dieci, venti macchine al massimo. Via dei Fori, una volta allargati i marciapiedi, sarà arricchita da quinte di verde a delimitare l’ affaccio sugli scavi e il rimanente transito delle auto, visto che l’ epoca del grande traffico e delle parate è finita”.

Fonte / source:
— La Repubblica (03/12/1999).
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/03/12/un-louvre-dei-fori-imperiali-ecco-il.html

RARA 2021. MUSEO PER ROMA - Roberto Gualtieri; in: ROMA TODAY (23/08/2021); Virginia Raggi; in: IL Messaggero (24/08/2021) & ItaliaChiamaItalia (25/08/2021).
Foto: MUSEO PER ROMA – Roberto Gualtieri; in: ROMA TODAY (23/08/2021).

3). ROMA ARCHEOLOGIA E RESTAURO ARCHITETTURA 2021. MUSEO PER ROMA – Roberto Gualtieri; in: ROMA TODAY (23/08/2021); Virginia Raggi; in: Il Messaggero (24/08/2021) & ItaliaChiamaItalia (25/08/2021). https://wp.me/pbMWvy-1PL