ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Margherita Corrado, senatrice e archeologa italiana. A: Franceschini e il Mibact, quando recupererai le opere d’arte italiane rubate ora nei vari Musei negli USA? Margherita Corrado / Facebook (20/10/2020).

1). ROMA – DOMANI, FORSE…, NE SAPREMO DI PIU’. Margherita Corrado / senatrice e archeologa. Facebook (20/10/2020).

Ripropongo, in sequenza, i comunicati stampa scritti per dare notizia delle interrogazioni sulla piccola Vittoria Alata oggi al museo di Cleveland (maggio 2020) e dell’elmo al Getty Museum di Los Angeles , forse proveniente da Cerasello di Pietrapaola (novembre 2019), alle quali il MiBACT dovrebbe finalmente rispondere, domani.
1) Una interrogazione all’on. Franceschini, la venticinquesima a mia prima firma da novembre 2019 in qua (tutte senza risposta perché rispondere al Parlamento è un dovere del Ministro ma nessuna sanzione è prevista per chi si sottrae), sollecita per l’ennesima volta un profondo ripensamento della strategia delle collaborazioni del MiBACT con i musei statunitensi che dall’inizio degli anni Duemila hanno continuato ad acquistare o accettare in dono da collezionisti privati reperti e oggetti d’arte frutto di illecita esportazione. Il contegno di detti Istituti rende infatti improponibile ottemperare alle previsioni del Memorandum d’intesa Italia – USA firmato a Washington il 19 gennaio 2001 (emendato ed ampliato nel 2006, 2011 e 2016), che, mentre impone restrizioni al trasferimento dall’Italia negli Stati Uniti di materiale archeologico di epoca pre-classica, greca e romano-imperiale privo di certificato di esportazione, previsione frequentemente disattesa, impegna il nostro Paese a facilitare oltremodo prestiti e scambi. Prendendo spunto dal caso controverso della piccola Vittoria alata con cornucopia del Museo di Cleveland (USA), una applique in bronzo risalente alla metà del I secolo la cui patina ricorda molto da vicino quella di altre tre appliques di probabile origine italiana vendute al J.P. Getty Museum di Los Angeles a metà degli anni ’80 dallo stesso trafficante, e forse riconducibili ad un unico manufatto, ho chiesto al titolare del MiBACT se non ritenga di adoperarsi presso il Governo USA quantomeno “per raggiungere l’obiettivo minimo dell’inversione dell’onere della prova, oggi a carico di chi reclama l’oggetto presuntivamente trafugato invece che dell’acquirente, anche quando quest’ultimo non sia in grado di esibire alcun documento attestante la liceità della compravendita”. Nel merito, l’accordo del 2008 con il Museo di Cleveland prevedeva che, entro sei mesi dalla stipula, una commissione paritetica avrebbe condotto approfondimenti autoptici sulla Vittoria e sul più celebre Apollo Sauroctono per tentare di sciogliere il nodo della loro provenienza ma di detto programma non si è saputo più nulla. Accordi che non valgono la carta sulla quale sono scritti, perché il nostro Paese non ne pretende il rispetto da parte di entrambi i contraenti, minano la credibilità dell’intero sistema e l’autorevolezza che la diplomazia culturale italiana si era conquistata nel tempo.
2) La Calabria ionica deve rivendicare uno dei suoi tesori archeologici finiti all’estero. In settimana presenterò una interrogazione per chiedere al ministro Franceschini che il Servizio IV – Circolazione della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del MiBACT si attivi, al più presto, per ottenere dal Paul Getty Museum la restituzione di un elmo bronzeo di tipo calcidico, del IV secolo a.C., già rivendicato senza successo nel 2006. La provenienza del reperto dal Sud Italia, oltre che palese sul piano stilistico (trattandosi di una variante, forse da parata, prodotta in Magna Grecia), è oggi finalmente suffragata da dati oggettivi. Il peculiare cimiero a testa di grifo, infatti, impreziosito da una doratura, e le ali che lo affiancano, consentono di riconoscere nell’eccezionale elmo esposto a Malibu un reperto trafugato, probabilmente, dall’area dell’abitato brezio di Cozzo Cerasello, in Comune di Pietrapaola (CS), sito scoperto e sudiato dall’archeologo Armando Taliano Grasso. La memoria di un oggetto così insolito è rimasta viva in chi, nel territorio dell’alto ionio tra Crotone e Sibari, teatro solo una settimana fa della brillante operazione “Achei” dei Carabinieri Ntpc, lo ha visto e/o ne ha sentito parlare. Ora il Ministro deve pretendere la restituzione dell’elmo e, laddove ci fosse risposto ancora di no, bloccare, come si fece in passato, in un sussulto di dignità mai ripetuto, i prestiti di opere d’arte italiane a tutti i musei statunitensi.

Foto / fonte / source:
— Margherita Corrado / senatrice e archeologa. Facebook (20/10/2020).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Margherita Corrado, senatrice e archeologa italiana. A: Franceschini e il Mibact, quando recupererai le opere d'arte italiane rubate ora nei vari Musei negli USA? Margherita Corrado / Facebook (20/10/2020).

2). ROMA – La scomparsa della testa, trovata verso il 1910 negli scavi che Alfonso Bartoli condusse sul Palatino da settembre 1909 presso la Basilica Aemilia, fu registrata nel 1960 e dovrebbe risalire a poco tempo prima. Il sequestro del reperto in danno della Safani Gallery Inc. di New York. Margherita Corrado / senatrice e archeologa. Facebook (17/10/2020).

COMUNICATO STAMPA
Con un atto di coraggio per il quale i tempi, a mio avviso, sono ormai maturi, la settimana scorsa mi sono rivolta al Ministro della giustizia per sapere, alla luce della emorragia di beni culturali che il Paese subisce quotidianamente ad opera della criminalità, se “non ritenga opportuno e urgente istituire una Procura Nazionale specializzata, sull’esempio di quella newyorkese dell’ADA di Matthew Bogdanos, per ora unica al mondo, che sia all’altezza del livello di efficienza ed efficacia raggiunto, sul fronte investigativo, dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC) in mezzo secolo di attività”.
L’ho fatto nella sede, ormai consueta, delle interrogazion rivolte quasi settimanalmente all’on. Franceschini per avere notizie su un’opera d’arte antica uscita illecitamente dal Paese nel secolo scorso e approdata, dopo varie peripezie, in un museo estero. Nel caso dell’atto di sindacato ispettivo n. 3-01994, relativo a parte di una scultura in marmo di età augustea, ho interrogato il Ministro per sapere “quanto è stato messo in campo, finora, per tentare di perorare le ragioni dell’Italia presso la corte federale e ogni altro tribunale degli USA chiamato a decidere della restituzione della testa di barbaro sottratta in circostanze ignote al patrimonio artistico di Roma”.
La scomparsa della testa, trovata verso il 1910 negli scavi che Alfonso Bartoli condusse sul Palatino da settembre 1909 presso la Basilica Aemilia, fu registrata nel 1960 e dovrebbe risalire a poco tempo prima. Il sequestro del reperto in danno della Safani Gallery Inc. di New York, ultimo acquirente in ordine di tempo, è stato disposto a febbraio 2018 dal viceprocuratore Bogdanos della procura distrettuale dello stato di New York, su segnalazione dei nostri Carabinieri TPC. In giudizio, il 12 novembre 2019, il Giudice del tribunale statale ha dovuto rimettere la competenza a quello federale perché, il giorno prima dell’udienza, l’avvocato del gallerista ha citato l’Italia ‘sfidandola’ a dimostrare la proprietà dell’opera davanti al Secondo circuito.
Al di là del caso di specie, e condividendo gli obiettivi internazionali ribaditi della conferenza di Roma (8-9 ottobre 2020) per i 25 anni della Convenzione Unidroit, importante strumento ancora troppo poco applicato, ho colto l’occasione per chiedere al Ministro “se, in considerazione della mole di lavoro che grava sulla nostra diplomazia culturale e delle difficoltà che ciascun caso comporta anche a causa del disallineamento delle legislazioni dei singoli Paesi in materia di sottrazione ed esportazione di beni culturali, non si reputi necessario rafforzare sia gli Uffici esportazione sia il Comitato per le restituzioni, inserendovi altre professionalità di alto livello, motivate e con adeguata esperienza in materia, che forniscano assistenza giuridica e tecnica (storico-artistica) alle Procure distribuite sul territorio”.
In definitiva, è urgente che i due Ministeri acquisiscano una più illuminata coscienza delle proprie responsabilità nei riguardi del patrimonio culturale italiano e che questa nuova consapevolezza si traduca sia in un rafforzamento degli strumenti investigativi dell’uno (il MiBACT, con il TPC in rapporto di dipendenza funzionale) e coercitivi dell’altro sia, soprattutto, in una fattiva collaborazione che li veda in prima linea anche nella indispensabile opera di promozione della coscienza civica e del coinvolgimento della comunità nell’azione di tutela.

Foto / fonte / source:
— Margherita Corrado / senatrice e archeologa. Facebook (17/10/2020).

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Margherita Corrado, senatrice e archeologa italiana. A: Franceschini e il Mibact, quando recupererai le opere d'arte italiane rubate ora nei vari Musei negli USA? Margherita Corrado / Facebook (20/10/2020).

3). ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. “L’emigrato di pietra”. Il giallo del Doriforo di Stabiae; in: Mi Riconosci? Sono un professionista dei BBCC (19/10/2020).

Il Doriforo di Stabiae è stato esportato illecitamente dall’Italia negli anni ‘70 ed è ora esposto nel Minneapolis Institute of Art. Qual è la posizione del MIBACT?

Chi abita nella zona vesuviana sa bene che, visitando i musei del mondo, troverà quasi sempre dei reperti provenienti dalla propria zona. Orgoglio? Beh sì magari in un primo momento, ma poi subentra quella consapevolezza che l’Italia non fa abbastanza per il suo patrimonio. Viviamo a ridosso di ville archeologiche, centinaia di siti archeologici non sono accessibili o sono interrati intorno al Vesuvio, mentre altrove i musei hanno fatto fortuna con quei materiali, sottraendoli per sempre ai luoghi d’origine.

E se questo non fosse l’unico racconto possibile? Se il Mibact facesse la sua parte, pretendendo il rientro di quelle opere sottratte ai territori vesuviani durante scavi illeciti? Oggi vi raccontiamo il caso del Doriforo di Stabiae, conservato al Minneapolis Institute of Art dal 1986.

L’antica Stabiae romana era una località in cui numerosi patrizi trascorrevano lunghi periodi lontani dal caos di Roma. Qui, in un luogo ameno, tra mare a montagna, si dedicavano all’otium, nella sontuosità di ville enormi, composte da ambienti ricchi di decorazioni.

Il Doriforo in esame, secondo una puntuale ricostruzione del prof. Umberto Pappalardo nel n. 87 di Archeologia Viva (2001), proverrebbe dalla villa del Pastore (così chiamata per il rinvenimento di una pregevole scultura con questo soggetto). Nel 1976 sulla collina di Varano – luogo in cui si trovano gli scavi di Stabia, noto fin dal ‘700 per essere zona archeologica indagata dai Borbone – si stavano svolgendo dei lavori non controllati dalla sovrintendenza. La scultura al momento del ritrovamento non sarebbe stata consegnata alle autorità, ma venduta ad un antiquario romano, peraltro già noto alle autorità.

L’opera viene esposta per la prima volta a Monaco nel 1980, nell’Antikensammlung, con un’etichetta: aus Stabiae. Con una sottoscrizione pubblica, la Germania si mobilita per l’acquisto, erano già pronti 3 miliardi di vecchie lire; ma il museo fece un passo indietro a causa delle denunce da parte dell’Italia e di quotidiani internazionali, i quali sottolineavano l’illecito espatrio.

In quello stesso anno infatti arrivano le denunce del giornalista Achille d’Amelia su Tg2 dossier, dal titolo “L’emigrato di pietra”, l’anno dopo quella di Antonio Guastella sul Messaggero e del quotidiano tedesco “Frankfurter Allgemeine Zeitung”. Nel 2001 ne scrive lo studioso Umberto Pappalardo su Archeologia Viva. Quest’ultimo sottolinea in particolare come una ripresa degli scavi di Varano permetterebbe un eventuale ritrovamento dei pezzi mancanti del doriforo, i quali sarebbero prova inequivocabile della provenienza stabiana e dell’esportazione illecita.

Nel 2019 un convegno alla presenza del direttore del Parco archeologico di Pompei Massimo Osanna, del direttore degli scavi di Stabia Francesco Muscolino, del prof. Pappalardo e del presidente dell’archeoclub di Stabia Massimo Santaniello aveva riportato alla cronaca questa triste vicenda, approfondendo gli aspetti storici dell’antica Stabiae, ben oltre le ville riportate già alla luce.

Qualche giorno fa, in un’interrogazione parlamentare, la senatrice Corrado ha scritto al ministro Franceschini se fosse a conoscenza di tutta la vicenda, chiedendo cosa intendesse fare per avviare le operazioni diplomatiche e riportare l’opera nel luogo di origine. All’appello si è prontamente unito il primo cittadino di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino. Inoltre, Francesco Chinelli, uno studente di beni culturali, ha lanciato su l’hashtag #tornacasaDorY, un’iniziativa che permette di seguire gli sviluppi della vicenda sui social.

La recente apertura del Museo di Stabia deve essere occasione di riflessione per quest’opera trafugata illecitamente ed esposta dal museo di Minneapolis. Quest’ultimo, senza alcuno scrupolo, espone l’opera dal 1986; ne ha curato il restauro e la datazione, ed ha arbitrariamente, senza dimostrazione alcuna, affermato che l’opera proviene “da acque internazionali”. Ma gli studiosi non hanno dubbi: l’opera non presenta segni di un’esposizione secolare agli agenti marini, è esattamente quella esposta a Monaco nel 1980, riconosciuta come stabiana.

Pochi mesi fa ci siamo occupati della vicenda dell’Apollo citaredo del Louvre: anche quest’opera, detta di provenienza pompeiana, è stata acquistata dal Louvre con una colletta pubblica dalle mani di un privato: ma nessuno sa come fosse finita nelle sue mani. Perché una delle più importanti istituzioni museali mondiali decide di acquistare un’opera di dubbia provenienza? Perché non vi ha rinunciato, come all’epoca il museo di Monaco? Anche in quel caso la senatrice Corrado non aveva rinunciato a scagliare parole forti contro il ministro Franceschini

Perché, nel 2020, lasciamo ancora che opere provenienti da scavi illeciti della zona vesuviana siano sparsi nei musei del mondo, che ne fanno fiore all’occhiello delle loro collezioni? È tempo di fare un’inversione di rotta: l’Italia deve dimostrare di avere un ruolo forte nelle trattative con gli Stati esteri, e soprattutto dimostrare un interesse vero rispetto a questa tematica a 360°, non con operazioni spot una tantum.

Mi Riconosci – sezione della Campania.

Foto / fonte / source:
— Mi Riconosci – sezione della Campania / Mi Riconosci? Sono un professionista dei BBCC (19/10/2020).
https://www.miriconosci.it/doriforo-stabiae-esportato-illecitamente/?fbclid=IwAR38Red44V6-BA6d_WOVAzslndnd9WuFPMYcKDpWW_yR7RCl3hn9WkZQNMQ

S.v.,

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Un secolo di manufatti rubati in Italia non è stato ancora restituito: Il Getty ha ancora 350 opere da restituire all'Italia. IL GIORNALE DELL' ARTE, No. 409; Agosto (2020). S.v., Il Messaggero (24/01/2013).

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Un secolo di manufatti rubati in Italia non è stato ancora restituito: Il Getty ha ancora 350 opere da restituire all’Italia. IL GIORNALE DELL’ ARTE, No. 409; Agosto (2020). S.v., Il Messaggero (24/01/2013): 19 [in PDF]. https://wp.me/pbMWvy-C5

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Paolo Giorgio Ferri, Hunter of Looted Antiquities, Dies at 72 - A prosecutor in Italy, he dismantled multinational trafficking rings. NYT (20/06/2020), etc.

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Paolo Giorgio Ferri, Hunter of Looted Antiquities, Dies at 72 – A prosecutor in Italy, he dismantled multinational trafficking rings. NYT (20/06/2020), ARCAblog (11/06/2020) & Finestre sull’Arte (21/06/2020). https://wp.me/pbMWvy-lx

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: RICHIESTA RESTITUZIONE CARRO DI SPOLETO A VAGLIO COMITATO RECUPERO OPERE TRAFUGATE. MiBAC - Ufficio Stampa (10/04/2019) & Finestre sull'Arte (11/04/2019).

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: RICHIESTA RESTITUZIONE CARRO DI SPOLETO A VAGLIO COMITATO RECUPERO OPERE TRAFUGATE. MiBAC – Ufficio Stampa (10/04/2019) & Finestre sull’Arte (11/04/2019). S.v., Comune di Monteleone di Spoleto (PG) [2013]; Metropolitan Museum Journal Vol. 46 / 2011 [in PDF] & THE NEW YORK TIMES, THE WASHINGTON POST & AMERICAN JOURNAL OF ARCHAEOLOGY (1904, 1905 & 1907). https://wp.me/pPRv6-4WI

Nota:
PDF = Adriana Emiliozzi, “The Etruscan Chariot from Monteleone di Spoleto.” ([traduzione del titolo] = “L’Etrusco Carro da Monteleone di Spoleto); in: Metropolitan Museum Journal, Vol. 46 (2011): 9-131 [in PDF].